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29 Agosto, 2008 Ora esatta 11:32:17

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Autore Topic: L'attenzione della chiesa verso i separati  (Letto 1137 volte)
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Alex
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« il: 13 Maggio, 2007 Ora esatta 23:42:54 »

Al family day parlano anche i separati - I vescovi agli incontri dei separati

 

Nella giornata del "Family Day" forse non poca meraviglia ha destato lo spazio dato all'intervento di un separato, Ernesto Emanuele nella sua qualità di presidente di "Papà separati onlus di Milano" associazione laica e di "Famiglie separate cristiane", associazione cattolica che fa parte del Forum delle associazioni familiari (uno degli organizzatori del "Family day")

In allegato i comunicati stampa paralleli delle due associazioni "Papà separati onlus" e di "Famiglie separate cristiane" da cui si rileva come:

Ancor più delle coppie unite, noi, in quanto separati, possiamo gridare l’importanza della stabilità familiare per la crescita fisica e psicologica dei nostri figli, l’importanza di un patto solido; possiamo lamentare le carenze dell’attuale legge sulla separazione, che permette troppe volte, con la complicità dei tribunali, che i figli crescano senza uno dei genitori, con gravi ingiustizie perpetrate in nome della legge nei confronti dei genitori, ma soprattutto dei loro figli. Possiamo notare la mancanza di una norma che stabilisca sempre e comunque (particolarmente anche nella separazione) accanto ai figli la presenza di entrambi i genitori con ruolo educante; ciò che anche attualmente, con la recente legge sull’affido condiviso, non sempre è garantita.

 

La famiglia separata è ancora "famiglia", con compiti educativi identici .... anche se in due tetti diversi.

 

Forse meraviglierebbe di meno se si facesse mente locale a quante presenze importanti di vescovi vi sono state negli ultimi anni agli incontri di separati e della associazione "Famiglie separate cristiane" .... non ultimo il recente intervento del card. Carlo Caffarra a Bologna ad un incontro dei separati cristiani di Bologna ed un similare recente intervento del card. Poletto a Torino.

 

Il card. Caffarra ha di recente affermato parlando ai separati che "Il rapporto fra la chiesa e chi vive in situazioni come la vostra non è facile, oggi. In alcuni casi è anche seriamente deteriorato, compromesso o perfino spezzato".

 

Le nostre associazioni si propongono di contribuire a migliorare e risolvere questo rapporto "non facile", a traghettare nella chiesa le tante persone che in questi anni hanno vissuto il dramma della separazione.

 

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« Risposta #1 il: 20 Marzo, 2008 Ora esatta 22:44:27 »

E', sarebbe, il momento che la chiesa conferisse il giusto peso al problema reale che genera crisi della famiglia.

Fin'ora ho visto solo una chiesa presente nel momento della festa e della sanzione (che in termini ontologici e teologici condivido, peraltro, - stiamo parlando del divieto di assoluzione e di accosarsi all'eucarestia - per motivi di ortodossia cattolica che deve esserci), senza partecipazione al dramma della famiglia discgregata, senza farsi parte diligente di supporto anche psicologico.

Ho sempre trovato la chiesa scostata dal problema non capendone mai il perchè. C'è chi sostiene una visione del mondo al femminile. cristo-dio però generato dalla donna.... va bè sto tracimando ...

Comunque il senso credo di averlo dato. E non bisogna essere ipocriti, bensì guardarsi dentro, guardare il proprio mondo.


Ricordo qualcuno che dopo che io (cristiano cattolico per formazione) ho mosso le mie critiche alla chiesa sul forum ...  mah smile (5)
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<<Chi ... scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare. (Mt. 18, 6-7)>>
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« Risposta #2 il: 29 Giugno, 2008 Ora esatta 09:30:25 »

Mi preoccupa un poco che taluni temi vengono per così dire "lasciati morire".

Durante il ventennio, allorquando la stampa era fortemente pilotata, le gerarchie decidevano financo "cosa dovesse essere notizia".

Certi aspetti li conosciamo anche noi. I silenzi stampa, i selenzi opportunità, i silenzi di ordine pubblico. Peraltro in un paese dove di libertà (vera) se ne parla da sempre ma la si attua poco.

Soprattutto quando si trattano temi scomodi. Almeno a capire qual è il tronaconto .... (principio edonistico) ....

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« Risposta #3 il: 29 Giugno, 2008 Ora esatta 09:35:06 »

http://www.golfogaetanews.com/news/index.php?option=com_content&task=view&id=1985&Itemid=1


Abolizione dei Dico, l'Arcivescovo di Gaeta ringrazia il sindaco Michele Forte       
Attualità - Formia 
Scritto da Marco Di Giorgio     
martedì 24 giugno 2008 
"La gratitudine ed il ringraziamento personale e della Chiesa tutta" sono stati espressi dall'arcivescovo di Gaeta, Mons. Fabio Bernardo D'Onorio, al sindaco Michele Forte ed ai consiglieri comunali di Formia che, il 18 giugno scorso, hanno votato, a stragrande maggioranza, la revoca della delibera n. 52 del 25 giugno 2007, istitutiva, presso l'anagrafe comunale, di un registro per le unioni di fatto.
"Puntuale, sottolinea il Vescovo, la determinazione adottata per la revoca, illustrata in aula dall'assessore ai Servizi Sociali, Giuseppe Treglia, in particolare nella considerazione che la materia è di esclusiva competenza statale". Attualmente, infatti, la famiglia è riconosciuta nell'ordinamento italiano come una "società naturale fondata sul matrimonio" e negando il carattere di famiglia in senso giuridico, ad ogni forma di convivenza che, pur socialmente accreditata, prescinda dal vincolo matrimoniale tra un uomo e una donna.

"La delibera precedente, aggiunge sempre Mons. Bernardo D'Onorio, poneva la città di Formia tra i pochi Comuni che avevano istituito dei registri non previsti da alcun dettato parlamentare. Ciò era stato motivo di grande dolore per il mio predecessore, Mons. Pier Luigi Mazzoni e per i sacerdoti tutti della forania di Formia, che avevano espresso, con un documento pubblico, il rincrescimento e la speranza che tale deliberato fosse rivisto dal Consiglio comunale della città, anche perchè rappresentava solo una bandiera innalzata per meri motivi ideologici".

 
 
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« Risposta #4 il: 29 Giugno, 2008 Ora esatta 09:40:57 »

Personalmente sono contro l'istituzione dei dico pacs e come dir si voglia soprattutto per i c.d. "etero".

Non lo sono contro per gli omoseessuali. Attenziomne. Non matrimonio, istituziona naturalmente destinata (?) alla procreazione e alla proliferazione del genere. (dovrebbe, no?).

Non vedo perchè un omosessuale che viene assistito dal compagno o dalla compagna in punto di morte deve lasciare tutto al nipote che lo schifa pure perchè ricchione. I dico sono giusti per gli omosessuali che hanno diritti, che hanno necessità di tutele.

Per le coppie comuni non ne vedo la necessità di creare un ibrido. Una miscela tra matrimonio e il nulla. se si vogliono diritti (perchè il problema e dei diritti sempre!) e obblighi si scelga il matrimonio, altrimenti ognuno libero. tantopiù che comunque talluni diritti vengono comunuque garantiti.

ma il punto è ....
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« Risposta #5 il: 29 Giugno, 2008 Ora esatta 09:50:00 »

a parte l'anomia normativa -ogni cente territoriale decide se istituire o meno i registri -, perchè il vescovo deve ringraziare il sindaco per il fatto che non ha istituito il resistro delle coppie di fatto.

Perchè la chiesa si chiama in causa per i dico E NON GRIDA OGNI DOMENICA ALLO SCANDALO DI FAMIGLIE SVENTRATE DALL'INIQUITA' DELLA LEGGE, DELL'INGIUSTIZIA DEI MAGISTRATI, DALL'INDIFFERENZA DEI POLITICI.

Perchè il papa non esterna dal balone il proprio sdegno - sempre sempre sempre - acchè i bambini debbano essere sballottati a destra e manca, debbano divenire merce di scambio, debbano essere strumentali al ricatto.

Perchè la chiesa non vuole comprendere che se si continua a garantire alla donna casa soldi e figli  la famiglia finisce come istituzione.

Mi solletica come mai fini teologi, psicologi, sociologi. Illustri pensatori, maestri di diritto, canonisti non abbiano pensato a ciò. la tentazione è quella di credere che la garanzia contrattuale derivante dal matrimonio sia un forte catalizzatore verso il matrimonio. SE la donna perde la garanzia di fare tutti i uccellini (è proprio il caso!!!) suoi, quale motivo ci sarebeb di sposarsi? Non possiamo dire che le ipertutele sfacelano l'istituzione se è proprio l'obiettivo del matrimonio e perciò stesso il motore.

Mi verrebbe da dire: tranquilli c'è pur sempre la festa e l'abito bianco. Ancora non ci vogliono rinunciare!!!!!
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« Risposta #6 il: 29 Giugno, 2008 Ora esatta 09:50:31 »

E affrontiamolo il problema! perchè ci sta!
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