convegno di Roma
Quando la vittima è lui"
Roma, Maggio 2007
LA VIOLENZA FAMILIARE VERSO L'UOMO
Aspetti psicologici, legali e criminologici
intervento di CHIARA CAMERANI (psicologa, criminologa)
Direttrice CEPIC Centro Europeo di psicologia investigazione e criminologia
"la violenza domestica verso l'uomo, tematica spesso ignorata e sottaciuta"
I cambiamenti sociali, i traguardi sul versante della parità hanno creato
nuove categorie deboli e nuove forme di violenza. A fronte della violenza
cieca, diretta dell'uomo, abbiamo una violenza subdola, vendicativa, tipica
della donna, che spinge a distruggere non solo il coniuge, ma il suo ruolo
genitoriale, la sua posizione sociale, il suo equilibrio psicologico... Pur
coscienti che la donna detiene il triste primato di vittima nell'ambito
della violenza coniugale, non possiamo dimenticare gli uomini che subiscono
forme di violenza diverse forse, ma altrettanto gravi. Ne sono dimostrazione
i numeri allarmanti dei suicidi attuati in Italia da padri separati. Il
numero di suicidi commesso da padri separati è aumentato negli ultimi anni,
[...] Secondo i dati della federazione nazionale BIGENITORIALITA', l'uomo
commette più frequentemente suicidio a causa di un disagio generato dalle
separazioni e dai figli contesi, più di quanto non accada alle donne; con
102 casi su un totale di 110 (93%). [...] riteniamo utile una rivalutazione
del concetto di soggetto debole, usualmente applicato al genere femminile,
in un'ottica che valuti la persona e non il genere o lo status.
[...] l'uomo risulta essere il soggetto maggiormente sconfitto, nella coppia
che si separa. Il decremento di reddito, l'allontanamento dai figli, che
spesso diventa affido esclusivo, arma di ricatto e soppressione della figura
paterna, mina gravemente la persona spingendo a comportamenti
autodistruttivi, dipendenze, atti disperati.
se è vero che la donna è più frequentemente vittima tra le mura domestiche,
in contesti di coppia normale in crisi e in fase di separazione, è l'uomo a
detenere il primato di vittima. Uomo che raramente denuncia, per imbarazzo,
per paura di venire privato dei figli, perché spesso gli viene negato lo
status di vittima.
L'uomo che denuncia è considerato inetto, debole perché non si adegua allo
stereotipo maschile di macho, che reagisce o si allontana.
Ma anche perché esiste un pregiudizio, quello che FARREL chiama la "cortina
di pizzo" cioè il pregiudizio della società, del governo e dei sistemi
legislativi e sociali, a favore dei due sessi. Gli stessi mass media
contribuiscono ad alimentare questo gap; mentre sappiamo tutto del dramma
interiore della donna, raramente leggiamo di quanto un uomo si rattristi per
non essere arrivato a casa per tempo per giocare con propri figli, della
sofferenza che prova per sentirsi emotivamente lontano dalla moglie oppure
di quanto si senta frustrato se non riesce a guadagnare sufficientemente per
garantire alla sua famiglia una vita agiata.
Lo stesso accade in considerazione dei diversi standard di valutazione della
violenza; quando l'aggressore è uomo ci si preoccupa della vittima
femminile, quando è la donna ad essere violenta se ne cercano le cause, o si
attribuisce a patologia. Questo è un dato che osserviamo frequentemente, in
qualità di centro che si occupa di consulenza psicologica e criminologica.
(CPEIC)
[...] le conflittualità relative all'aspetto relazionale sono sofferte dal
genitore che non vive con i figli, generalmente il padre, e possono
realizzarsi a causa di comportamenti "mobbizzanti" e ripetuti dell'altro
genitore che tendono ad escluderne o ad emarginarne il ruolo nei confronti
dei figli. Ostacolo alla frequentazione, delegittimizzazione del ruolo
paterno, alienazione dei figli verso il padre, false accuse... per quanto
sorprendente, esistono uomini maltrattati fisicamente dalle mogli, il numero
oscuro a questo riguardo è molto alto, a causa del forte imbarazzo a
denunciare.
Il pregiudizio sociale porta ad ignorare la figura maschile nel ruolo di
vittima, porta ad identificare l'uomo con il cattivo, con l'aggressore. Dai
casi ascoltati dal Centro europeo di psicologia investigazione e
criminologia, risulta che la reazione sociale più frequente di fronte ad un
uomo maltrattato quella di addossargli colpe.
Riscontriamo spesso:
* Incredulità; l'uomo abusato davanti al mondo deve dimostrare di essere
vittima
* Ironia
* C'è una diversa valutazione sociale della violenza femminile : - La
violenza femminile è giustificata con la patologia (depressione post partum,
traumi, autodifesa, provocazione, menopausa...) - Una donna violenta nella
relazione, non è considerata obbligatoriamente violenta con i figli, quando
ciò accade all'uomo è automatico che non sia un buon genitore.
* Gli uomini che restano in famiglia (per proteggere i figli) vengono
considerati deboli e inetti. Le Conseguenze sull'uomo comportano
depressione, abbuffate compulsive, dipendenze, uso di alcol, violenza,
suicidio, suicidio allargato (omicidio/suicidio).
[...] i figli vittime inconsapevoli del conflitto genitoriale. Accanto al
dramma della pedofilia sono tristemente noti casi in cui l'orco non è una
persona, ma la rabbia, il risentimento del genitore affidatario verso l'altro,
che a volte in buonafede, spinge a muovere accuse gravissime verso l'ex
coniuge. I casi di padri accusati ingiustamente di incesto sono un numero
non trascurabile, è necessaria una formazione specifica per gli operatori
del settore al fine di evitare abbagli e gravi errori di valutazione.
[...] In conclusione la giornata è stata un'utile occasione per fare il
punto sulla attuale situazione italiana, sui possibili interventi di tutela
e prevenzione e su di una migliore conoscenza del fenomeno. Lo scopo di
sensibilizzare verso tematiche spesso ignorate ma altrettanto rilevanti e
spostare l'attenzione verso la violenza in ogni sua forma, piuttosto che
verso il genere, nella speranza di stimolare una riflessione costruttiva e
propositiva. Nel ripensare l'ottica preventiva è importante soffermarsi sul
concetto di persona maltrattata, e non di uomo/donna; frequentemente l'abuso
verso il marito viene interpretato semplicisticamente come l'altra faccia
della medaglia della violenza maschile. In realtà l'attuazione della
violenza, dell'abuso sono aspetti dello stesso problema, e in quanto tali
andrebbero affrontati secondo il paradigma di una persona che abusa di un'altra
persona.. affrontando il problema non in termini di sesso ma di umanità.
Contatti: 349.8367812 cepicsegreteria*yahoo.it
sito web:
www.cepic-psicologia.itDr. CHIARA CAMERANI: Presidente CEPIC, responsabile organizzativo per l'ambito
psicologico, criminologico e sessuologico Dr. CARMEN MORGIA per l'ambito
promozionale e organizzativo
relatori del convegno:
CHIARA CAMERANI, presidente CEPIC Centro europeo di psicologia
investigazione e criminologia
LUCIANO AMATO FARGNOLI, psicologo Direzione generale anticrimine, sezione
psicologia applicata
FRANCESCO MONTECCHI, neuro psichiatra infantile
GIANFRANCO ANNINO, avvocato, vice procuratore onorario Procura della
Repubblica, Tribunale Velletri.
PAOLO CAPRI, psicologo forense, psicoterapeuta, presidente Istituto di
Formazione CEIPA (Centro Italiano di Psicologia Applicata) Consiglio
Direttivo AIPG (Associazione Italina Psicologia Giuridica) vice presidente
Ass. Italiana ROSCACH, Componente Commissione deontologica Ordine psicologi
del Lazio
MARCO CANNAVICCI, psichiatra criminologo, dirigente Servizio di Psicologia
delle Forze Armate
RUBEN DE LUCA, psicologo, criminologo, docente master di psicopatologia
forense prof. V. Mastronardi, cattedra di psicopatologia forense, Università
"La Sapienza" di Roma